Mancata comunicazione delle effettive ragioni di assenza dal lavoro: licenziamento


In tema di licenziamento, l’omessa comunicazione dello stato di detenzione costituisce violazione degli obblighi di correttezza e buona fede che incombono sul lavoratore, pertanto tale condotta è di gravità tale da giustificare il recesso del datore.


È quanto ribadito dalla Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per aver comunicato in ritardo il proprio stato di privazione della libertà personale per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici hanno osservato come anche il solo fatto di essere rimasto assente dal lavoro per 14 giorni, senza comunicarne le effettive ragioni al datore di lavoro, costituisse violazione degli obblighi di correttezza e di buona fede nell’esecuzione del rapporto e un comportamento di gravità tale da determinare il venir meno del vincolo fiduciario; hanno, poi, ritenuto di non dare ingresso alle prove per testi articolate dal lavoratore, sia per la loro genericità, sia perché, nell’avanzare richiesta di permesso, lo stesso aveva fatto riferimento esclusivamente a “ragioni personali”, omettendo in tal modo di comunicare al datore il proprio stato di detenzione.
Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato al lavoratore e licenziamento disciplinare non va effettuato in astratto, ma con specifico riferimento a tutte le circostanze del caso concreto, all’entità della mancanza (considerata non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione al contesto in cui essa è stata posta in essere), ai moventi, all’intensità dell’elemento intenzionale e al grado di quello colposo. Inoltre, in tema di procedimento disciplinare, il giudizio di proporzionalità tra violazione contestata e provvedimento adottato si sostanzia nella valutazione della gravità dell’inadempimento del lavoratore e dell’adeguatezza della sanzione, tutte questioni di merito che, se risolte dal giudice di appello con apprezzamento in fatto adeguatamente giustificato con motivazione esauriente e completa, si sottraggono al riesame in sede di legittimità (sentenza n. 24976/2019).

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