Istruttori sportivi di ASD e concetto di “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche”


In un’ottica premiale della funzione sociale connessa all’attività sportiva dilettantistica, quale fattore di crescita sul piano relazionale e culturale, l’articolo 35, comma 5, del D.L. n. 207/2008, avente portata interpretativa, ha inteso definitivamente chiarire che anche i compensi per le attività di formazione, istruzione ed assistenza ad attività sportiva dilettantistica si considerano redditi diversi e dunque beneficiano dell’esenzione fiscale e contributiva, non essendo invece sostenibile limitare tale “favor” alle sole prestazioni rese in funzione di una partecipazione a gare e/o a manifestazioni sportive (Corte di Cassazione, ordinanza 30 settembre 2019, n. 24365).


Una Corte di appello territoriale, in accoglimento del gravame proposto dall’Inps ed in riforma della pronuncia di primo grado, aveva respinto l’opposizione alla cartella esattoriale da parte di una Associazione sportiva dilettantistica, contenente importi a titolo di contribuzione previdenziale asseritamente dovuta in relazione ai compensi erogati agli istruttori di corsi di acquaticità per bambini, corsi finalizzati al benessere della persona, corsi di rieducazione rivolti a soggetti con difficoltà motorie, corsi di nuoto per gestanti. Secondo la Corte, seppur pacifico che l’Associazione fosse iscritta al Registro nazionale associazioni e società sportive dilettantistiche tenuto dal CONI e svolgesse attività di gestione della piscina comunale, nel periodo antecedente l’entrata in vigore dell’articolo 35, comma 5, del D.L. n. 207/2008, la sfera dei beneficiari dell’esenzioni fiscale e contributiva era limitata ai soggetti che percepivano compensi erogati per attività collegate ad una gara o ad una manifestazione sportiva.
Avverso tale sentenza ricorre così in Cassazione l’Associazione, per non aver la Corte territoriale considerato la più ampia accezione di attività sportiva dilettantistica definitivamente riconosciuta dal Legislatore il quale, con l’articolo 35 del D.L. n. 207/2008, ha fornito, diversamente da quanto sostenuto nella decisione impugnata, un’interpretazione autentica del disposto della lettera m) dell’articolo 67 del D.P.R. n. 917/1986, includendovi le “attività di formazione, didattica, preparazione, assistenza” dell’attività sportiva dilettantistica.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. Il citato articolo 67, alla lettera m), stabilisce che sono redditi diversi, se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:
– le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’UNIRE, dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.
Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.
Successivamente, l’articolo 35, comma 5, ha chiarito che il concetto di “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” ricomprende anche la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica.
Orbene, nella fattispecie, assume decisivo rilievo stabilire la portata, interpretativa o innovativa, del citato articolo. In generale, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, il Legislatore può adottare norme che specifichino il significato di altre disposizioni di legge non soltanto in presenza di incertezze sull’applicazione di una disposizione o di contrasti giurisprudenziali irrisolti, ma anche “quando la scelta imposta dalla legge rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario, con ciò vincolando un significato ascrivibile alla norma anteriore” (Corte Costituzionale, sentenza n. 525/2000). Con riferimento alla fattispecie in oggetto, in un’ottica premiale della funzione sociale connessa all’attività sportiva dilettantistica, quale fattore di crescita sul piano relazionale e culturale, il Legislatore ha inteso definitivamente chiarire che anche i compensi per le attività di formazione, istruzione ed assistenza ad attività sportiva dilettantistica beneficiano dell’esenzione fiscale e contributiva, senza voler limitare, come in precedenza in alcuni ambiti sostenuto, tale “favor” alle sole prestazioni rese in funzione di una partecipazione a gare e/o a manifestazioni sportive. Peraltro, tale ricostruzione è sostenuta anche in sede amministrativa (Enpals, circolare n. 18/2009, Agenzia delle entrate, risoluzione n. 38/E/2010; Ministero del lavoro e delle politiche sociali, circolare n. 37/2014).

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