Iscrizione Gestione commercianti, la valutazione dell’attività prescinde dall’oggetto sociale dichiarato


Presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla Gestione commercianti è lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale (art. 1, co. 203, L. n. 662/1996), non rilevando, di per sé, il contenuto dell’oggetto sociale e non sussistendo una presunzione per cui lo svolgimento di un’attività imprenditoriale derivi dalla forma societaria assunta, diversa dalla società semplice (Corte di Cassazione, ordinanza 27 settembre 2019, n. 24153)


Una Corte d’appello territoriale aveva accolto il gravame proposto da un lavoratore avverso la sentenza del Tribunale di prime cure e dichiarato insussistente l’obbligo d’iscrizione del medesimo nella Gestione commercianti Inps, in relazione alla qualità di socio accomandatario di SAS. In particolare, la Corte territoriale aveva osservato come non fosse sussistente obbligo di iscrizione alla citata Gestione previdenziale per effetto dell’esercizio dell’attività di mera gestione della redditività di immobili (riscossione dei canoni di locazione di un fondo di proprietà), in quanto l’Inps non aveva dimostrato lo svolgimento di attività imprenditoriali ulteriori ma aveva solo richiamato l’oggetto sociale dichiarato.
Avverso la predetta sentenza, l’Inps propone così ricorso in Cassazione, lamentando che la Corte di merito non avesse correttamente valutato la circostanza per cui il lavoratore era l’unico socio accomandatario della SAS e non svolgeva altra attività lavorativa, che l’oggetto sociale era relativo “all’acquisto e vendita di terreni, di impianti, nonché di immobili in genere”, che l’attività della gestione della società non era delegata agli altri soci accomandanti. Per l’Inps, inoltre, la Corte di appello avrebbe errato nel non considerare la sussistenza di una presunzione normativa circa lo svolgimento di un’attività imprenditoriale da parte delle società non costituite nella forma di quella semplice.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Secondo orientamento costante (ex multis, Corte di Cassazione, n. 12981/2018), l’attività di riscossione di canoni di locazione, non finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi né ad atti di compravendita o di costruzione, non esorbita dalla semplice gestione degli immobili concessi in locazione e, pertanto, non configura esercizio di attività commerciale ai fini dell’iscrizione nella Gestione commercianti. Presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla Gestione in parola è lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale (art. 1, co. 203, L. n. 662/1996), non rilevando, di per sé, il contenuto dell’oggetto sociale. Oltretutto, nella fattispecie, il giudizio di causa reso in ordine allo svolgimento di mera attività di gestione della “redditività” di immobili, è un giudizio di fatto, riservato al giudice di merito, che la Corte di appello ha condotto in corretta applicazione delle regole processuali di distribuzione del carico allegatorio e probatorio, non avendo fondamento legale la presunzione legale dedotta dall’Inps nel caso di svolgimento di un’attività imprenditoriale da parte delle società non costituite nella forma di quella semplice.


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